Le emergenze monumentali più significative
Incrocio tra la Via Emilia e le Vie Appia-Mazzini
La Via Emilia attuale, nel suo tratto urbano, ricalca fedelmente il percorso dell’antica via consolare romana costruita nel 187 a.C.
Tracce consistenti della via Aemilia si rinvennero alla profondità di circa due metri nel tratto compreso tra l’incrocio della strada con Via Case di Dozza e Piazza Caduti per la Libertà in seguito a lavori intrapresi nel 1954. Le principali strade romane del nostro territorio erano pavimentate con basoli di trachite proveniente dai colli Euganei e pertanto risultavano particolarmente solide e durature.![[img] immagine storica del centro storico](../../immagini/riqualifica/gramsci/Matelica-Gramsci.jpg)
La via Aemilia rappresentò per la città romana in via di formazione il principale asse stradale con direzione est-ovest, detto decumanus massimo, ortogonalmente ad esso venne tracciato il cardine massimo, la principale strada con direzione nord-sud, corrispondente all’allineamento delle Vie Appia e Mazzini. Ampie porzioni della pavimentazione stradale romana in basoli di trachite emersero nel 1953 anche sotto le Vie Appia e Mazzini.
Piazza Gramsci
L’attuale Piazza Gramsci sorge in uno spiazzo occupato un tempo dalle pertinenze dei conventi di San Bernardo e San Paolo. Era, in effetti, uno spiazzo che non aveva vera e propria definizione di piazza, frazionato da muretti e recinti, utilizzabile dai cittadini solo in parte ma che nella vita sociale della città svolgeva una funzione primaria: quella di ospitare il macello e le attività connesse alla preparazione delle carni. Per qualche tempo non si ritenne opportuno avviare provvedimenti d’intervento urbano, connessi allo svolgimento dell’attività dei beccai, ma già nel 1334 i nuovi statuti della città emanati da Lippo Alidosi, prescrivevano di circondare lo spazio con un muro, in modo che il fetore non disturbasse i passanti.
Il nuovo assetto viene definito “beccheria nuova” ed era probabilmente coperta e dotata di banchi di vendita. I liquami erano convogliati verso l’Avice che scorreva al centro di via Mazzini, dirigendosi verso il Santerno. Davanti alla Chiesa di San Bernardo era uno spazio detto “piazza della legna”, interpretabile come il deposito del combustibile usato per la grandi caldaie d’acqua impiegate per l’uccisione e la pelatura dei maiali. La parte est della piazza era occupata dal giardino dei monaci o viridarium, di pertinenza della Chiesa dei Santi Donato e Paolo.
Tra il 1520 e il 1526 è segnalato un nuovo intervento edilizio: la costruzione di una loggia denominata “porticaccio” (dove oggi sorge il Centro Cittadino), che trasformò l’assetto della piazza medievale, offrendo una nuova sistemazione alle beccherie e ad altri esercizi di vendita al dettaglio.
La convivenza tra macellai e commercianti di altri generi si rivelò non facile: nei primi anni del XVII secolo, in seguito a proteste, le beccherie vennero progressivamente spostate verso il lato est della piazza. Infatti il mercato della carne, nel corso del XVIII secolo, si attestò lungo questa porzione di piazza, spostandosi progressivamente verso la Via Avice, conosciuta, per questo motivo, come “via delle beccherie”.
Tra XVIII e XIX secolo, l’invaso ora denominato Piazza Gramsci, rilevò funzioni commerciali che erano prioritarie di altri luoghi urbani (l’attuale Piazza Caduti per la Libertà), diventando sede del mercato delle erbe e del mercato del pesce. Nel corso del XIX secolo la macellazione delle carni venne definitivamente spostata fuori dal centro storico.
Nel XIX secolo si provvide a riqualificare quest’area, tenendone presente la salda vocazione mercantile: il cantiere ebbe inizio nel 1864 e tra interruzioni, rallentamenti e ripensamenti rimase attivo almeno fino al 1940, portando la piazza all’attuale assetto. I lavori di scavo ottocenteschi portarono alla luce i resti di una domus romana: un mosaico con ornati geometrici e figure di animali, che andò disperso.![[foto] il centro cittadino](../../immagini/riqualifica/gramsci/gramsci5.jpg)
L’opera di rivitalizzazione e risanamento passò attraverso la creazione di un Mercato Coperto, ricavato all’interno del vecchio fabbricato del Monte Frumentario (1866) dove trovarono posto i venditori di verdura e lo spostamento dei banchi di vendita del pesce, collocati all’interno della chiesa soppressa di San Bernardo (1870).
Intervento ancor più radicale fu quello che portò, tra 1931 e 1938, alla creazione del Centro Cittadino, che comportò la demolizione di edifici storici affacciati sulla Via Emilia. Nel 1933 aveva inizio su progetto dell’architetto Adriano Marabini, l’edificazione della Casa del Fascio che, contigua e collegata al Centro Cittadino, connota tuttora questa porzione della città.
Piazza Caduti per la Libertà
Il rinvenimento ottocentesco di una pavimentazione a lastre di marmo bianco che si estendeva per tutta la superficie della Piazza Caduti per la Libertà ad una profondità di metri 2,7, ha fatto supporre che lì sorgesse il foro della città romana. L’ipotesi è stata confermata da un sondaggio della Soprintendenza Archeologica effettuato nel 1990 e dalla stessa collocazione dell’antico forum, situato, come è abituale nelle città di fondazione romana, presso l’incrocio del decumanus maximus (via Emilia) con il cardo maximus (via Mazzini–Via Appia).
Sebbene in epoca medievale i materiali lapidei furono per lo più dispersi e reimpiegati in altre costruzioni, la piazza non scomparve e continuò ad essere il luogo prediletto dalla collettività imolese per affari e incontri. Destinata al mercato, assunse il nome di “campo di San Paolo” dalla abbazia benedettina intitolata ai Santi Donato e Paolo, che sorgeva a sud della piazza dove ora è casa Vacchi Suzzi. Il “campo” apparteneva quindi alla chiesa, almeno fino alla prima metà del duecento; è del 1282 un documento che ci chiarisce la vicenda del passaggio della piazza al Comune che per ottenerla pagò una somma piuttosto alta: 30 lire in denari bolognesi, oltre ad un censo annuo di 4 denari.
La Chiesa dei Santi Donato e Paolo, che in origine presentava il tradizionale orientamento della facciata ad occidente, si affacciava sulla piazza con un suo fianco porticato, trasformato in ingresso principale in seguito alla demolizione e ricostruzione dell’edificio avvenuta nel 1574.
In seguito a soppressione la chiesa a fine Settecento fu acquistata da Alessandro Suzzi che rifece la facciata su Piazza Caduti per la Libertà ad imitazione dello stile quattrocentesco.