Premio rotary
Brevi considerazioni di ritorno dal soggiorno in Francia
Anno scolastico 2005/2006. Il Rotary Club di Imola indice un concorso, per gli studenti di francese, come ogni anno. Dati tre titoli su un determinato argomento, svolgere un tema. La prof di francese ce ne aveva parlato come di un’esperienza che, in ogni caso, ci avrebbe permesso di autovalutarci, di verificare le nostre competenze. E come premio…la Francia.
Mi ricordo ancora che, suonata la campana per il cambio dell’ora, tutti ci siamo guardati negli occhi e abbiamo pensato: impossibile. Poi, mi sono fermata un attimo e ho pensato se davvero non volevo nemmeno tentare. Se davvero avrei lasciato cadere questa sfida.
E allora la prendo come un’opportunità, come l’occasione per dimostrare qualcosa a me stessa. Leggo i titoli. Un momento d’incertezza. La pace. È un argomento talmente vasto che non so da dove potrei iniziare. La cosa mi scoraggia un po’. Ma una sera accendo il computer e mi metto a scrivere. Prima quello che mi passa per la testa, così, a caso. Poi una struttura logica nasce piano piano. Quando me ne accorgo, un sorriso involontario mi si dipinge in viso e le mie dita corrono a cercare di intrappolare i pensieri in parole fatte di pixel, prima che se ne volino via, lasciandomi sola. E poi…
Charles-de-Gaulle. Sorridendo camminiamo sul tappeto rosso che ci conduce al ritiro bagagli. È una sensazione strana dover, di punto in bianco, contare solo su di te per raggiungere una meta, un indirizzo in questo caso. Armate di cartina, io e Anita, ci siamo incamminate per le strade di Parigi. Disorientate ma motivate. “Buttiamoci sul fancese”, ci siamo dette. Fermare i passanti e, cercando di essere il più “francesemente” educate, chiedere dove fosse la rue S.Paul. Sembrava un po’ una di quelle esercitazioni simulate che si fanno in classe con la lettrice. “Sempre dritto, voltate a destra in quella grande strada e ancora dritto. Non potete sbagliarvi”. E infatti non ci siamo sbagliate.
Arrivate a destinazione senza aver ancora bene in mente che eravamo sole a Parigi, senza aver ancora respirato Parigi. Ma l’attesa fortunatamente non è stata lunga. Poche ore e siamo state completamente rapite. Prese e catapultate in una città, in un mondo fatto di storia e storie. Abbiamo visto case e palazzi, persone e strade. Sentito canzoni e guardato vetrine. Abbiamo navigato sulla Senna di notte, guardando la Tour Eiffel illuminata e imponente sopra di noi. Abbiamo passeggiato per i Champs-Elysée. Ci siamo aggirati per Notre Dame e per il centro Pompidou. Abbiamo visitato Montmartre e girovagato tra i suoi artisti di strada. Poi parchi, ristoranti e linee metropolitane. Ci siamo immerse completamente in Parigi, cercando di vedere più cose possibile, di creare più ricordi possibili, trattenendo frammenti di vita. Quattro giorni sono passati.
E sul TGV ripensavo a come erano volati e a quanti, fortunatamente, ancora mi aspettavano. Ancora quattordici. Ad Angoûleme. I ritmi si sono fatti più tranquilli e abbiamo vissuto come una vera famiglia. Credo che la cosa che mi rimarrà sempre più impressa sarà proprio questa: il clima familiare che avevamo instaurato nonostante le nostre nazionalità diverse. Giovani studenti italiani, francesi, moldavi, rumeni e russi, ognuno con le proprie abitudini. Le proprie idee. Le proprie opinioni. Alzarsi la mattina e dover dividere il bagno con altre tre ragazze. Scendere a fare colazione. Io e Maria di solito preparavamo la tavola, Simina scaldava il latte, Jeaun si occupava del pane grigliato, Olga del thè…e alla fine mangiare tutti insieme, parlando di cosa avremmo voluto fare da grandi, cosa avremmo voluto vedere realizzato…o magari anche solo che cosa mettersi la sera per uscire.
Abbiamo intrecciato le nostre vite. Abbiamo creato amicizie quando ne avevamo più bisogno, perché essere felici per quello che stai vivendo e non poterlo raccontare a nessuno è insopportabile. Questo è quello che più ho apprezzato: ho avuto la possibilità di vivere dentro un'altra realtà, che è stata creata apposta per noi. Che ci è stata regalata.
Immersi nel verde, lungo la Charante, oltre ad avere perfezionato il mio francese scolastico, ho imparato ad apprezzare la possibilità di comunicare con persone di culture diverse grazie a un punto d’incontro comune e credo che ricorderò per sempre questo viaggio come il viaggio dove ho imparato ad affrontare da sola le incertezze e dove ho scoperto che, comunque, c’è sempre qualcuno pronto a darti una mano. Ho appreso che devo sfruttare le conoscenze e le cose che so, e ho scoperto anche che ho mille cose ancora da imparare.
Erica Brintazzoli Cl 4°Ar
Istituto d’Istruzione Superiore “L. Paolini”